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Archivio Settembre 2007


Dopo il tour de force veneziano Charlize si è rivista al Festival di Toronto (fin lì purtroppo non sono potuta andare!) per l’anteprima mondiale del film Battle in Seattle, scritto e diretto dall’attore fidanzato ormai storico di Charlize, il 34enne Stuart Townsend, conosciuto su seti di Trapped nel 2002 e da allora mai più lasciato.
 
 
A Venezia la coppia non si era presentata assieme, deludendo parte della nostrana comunità gossippara, ma io non mi ero permessa di ricamare sulla cosa perché è davvero un sacco di tempo che i due sono fidanzati e perché sapevo che stavano lavorando proprio su questo film: e infatti alla prima di Battle in Seattle i due si sono presentati allacciati l’uno all’altra e alle insistenti domande dei cronisti sugli anelli che entrambi sfoggiavano in bella vista Stuart ha dovuto rispondere: “Non vi siete persi nessun matrimonio in chiesa né nessuna cerimonia del genere: non abbiamo bisogno né di un certificato dello stato né della chiesa per ufficializzare la cosa. Non c’è alcuno scoop sul matrimonio, ma siamo sposati, io la considero mia moglie e lei mi considera suo marito”. Niente male, vero?
 
 
Il film della coppia racconta il famoso incontro del WTO nel 1999 che fu teatro di accesi scontri tra no global e polizia e accanto alla nostra attrice ci sono attori come Woody Harrelson e Ray Lyotta con un cammeo di Susan Sarandon già incrociata da Charlize sul set di In the Valley of Elah. Del film ne riparleremo, ecco come si è presentata Charlize alla première, con e senza il suo Stuart, e come è stata pizzicata all’aeroporto: casual ma sempre perfetta, no?




  

 

 

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Charlize Theron a Venezia

di cinegloria

10/09/2007 - 14:41


Come avevate potuto apprendere dal nostro blog, Charlize Theron era tra le star attese al Lido di Venezia durante i giorni di Festival. La bellissima attrice non ha mancato l’appuntamento e così l’abbiamo potuta incontrare in carne ed ossa e constatare la sua celestiale eleganza, la perfezione del corpo fasciato in sofisticati abiti chiari ed eretto su tacchi alti quanto solo una vera diva può permettersi.
 
 

 

Purtroppo, chi di voi ha seguito lo cronache del Festival ed ha dato un’occhiata al Palma res, si sarà accorto di come in molti abbiano trascurato In the valley of Elah, il film di Paul Haggis in cui Charlize Theron figura nei panni di co-protagonista accanto a Tommy Lee Jones.

In realtà, il film ha un po' sofferto dell'accostamento con Redacted, il film che Brian de Palma ha presentato a Venezia e che pur essendo completamente diverso per stile registico e per taglio narrativo, raccontava anch'esso vicende legate alla guerra in Iraq.

Quest'ultimo, infatti, per le polemiche e il grande plauso suscitati ha forse rubato la scena ad un lavoro più classico, dai toni sempre molto drammatici ma decisamente più intimisti e meno accesi.

Abbiamo visto entrambi i film e li abbiamo apprezzati molto per il modo di raccontare in modo chiaro e netto una realtà agghiacciante, quella della guerra. Ci dispiace, però, che In the valley of Elah abbia ricevuto un'attenzione inferiore al dovuto. Si tratta di una storia raccontata con grande sensibilità e precisione da un regista al che è al suo terzo lavoro dietro la macchina da presa ma che ha già ampiamente provato la propria abilità di sceneggiatore lavorando, per esempio con Clint Eastwood in Million Dollar Baby che gli è anche valso l'Oscar.

In questo film vediamo protagonista un veterano della guerra del Vietnam, splendidamente interpretato da Tommy Lee Jones, un uomo tutto d'un pezzo, un vero macho americano che crede nel patriottismo e nei ruoli ben delineati all'interno della famiglia. In una delle prime scene vediamo comparire la moglie, interpretata da Susan Sarandon, sulla soglia di una stanza con il cesto del bucato sotto braccio che gli chiede se vada tutto bene, se ci sia qualcosa che lo turba e ovviamente lui risponde che va tutto bene. Tenete a mente quell'immagine di donna con il bucato sotto il braccio perché non è messa lì a caso, vuole già mettere in chiaro come stanno le cose nella famiglia in questione: lei pensa alla casa e lui a tutto il resto. Lui porta i pantaloni, lei al massimo fa il bucato.

Questi rapporti così tradizionali e così atavicamente rigidi si riveleranno importantissimi nello spiegare il perché di tutta la storia che vedremo dipanarsi sullo schermo. La trama, infatti, ruota attorno al mistero della scomparsa del figlio della coppia, a pochi giorni dal suo rientro dall’Iraq dove combatteva per l’esercito USA. Il padre-Tommy Lee scoprirà che il giovane è morto ammazzato per una ragione che ogni figlio vorrebbe nascondere ai suoi. Scoprirà inoltre il male di cui il ragazzo era stato capace durante la guerra. Alla notizia che il figlio è morto, la madre si dispererà tanto più perché era il secondo figlio a morire in questa guerra. Lo scambio di battute tra i due genitori disperati è molto intenso, fa venire i brividi e spinge il padre a ripensare il modo in cui si è comportato n quanto padre e in quanto marito.

Ecco perché la scena del bucato colpisce. Ed ecco perché ad aiutare il padre a capire la verità sulla morte del figlio c'è una poliziotta donna, interpretata da Charlize Theron. Serve a sottolineare che secoli di storia sembrano essere passati inutilmente, senza che certe ingiustizie e brutture fossero cancellate e così gli Stati Uniti si ritrovano di nuovo a mandare i figli in una brutta guerra in cui per sopravvivere devono diventare disumani, drogarsi, mentire e se non sul campo di battaglia, rischiare di morire dopo, follemente. 

Ci sembrano ragioni sufficienti per trascurare la retorica che ovviamente c’è nel film di Haggis ma che è comunque al servizio di un film molto profondo e ben recitato.  

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